Forse che sì, forse Queneau| Una rassegna sistematica delle teorie folli, comiche, parodistiche o semplicemente
dimenticate dalla storia |
| Secondo Isaac Asimov nella scienza ci sono due tipi di eretici. Da un
lato ci sono personaggi come Galileo e Darwin: grandi scienziati che per
le loro idee innovative vengono osteggiati dall'ortodossia o dall'ideologia
imperante; dall'altro vi sono invece dei dilettanti assoluti, estranei al
mondo accademico, che ignorano la struttura, i modi, le verifiche, il
linguaggio propri della scienza. Il pubblico, sostiene Asimov, tende a
ignorare i Galileo e i Darwin e a concentrarsi invece sugli altri,
sostenendoli con un fervore partigiano, quasi religioso, rendendo assai
fruttuosa la loro posizione di eretici. Ma mentre ai primi talvolta capita di
vincere la loro battaglia, e di essere definitivamente riconosciuti, ai
secondi non capita mai di avere ragione.
I "pazzi letterari" di cui si è occupato Raymond Queneau negli anni 30
sono di questo secondo tipo. Egli aveva intrapreso la sua ricerca
pensando di scoprire dei "geni incompresi" ma trovò soltanto "paranoici
reazionari" e "chiacchieroni rimbambiti". Ai quali comunque si affezionò.
Nello spirito flaubertiano di Bouvard e Pécuchet, ne ordinò
sistematicamente le raziocinanti farneticazioni e compose una
"Enciclopedia delle scienze inesatte", rifiutata da due editori, e quindi
confluita nel romanzo I figli del limo (Einaudi, 1991).
Per ironia della sorte a Queneau fu poi chiesto, vent'anni più tardi, di
dirigere l'Encyclopedie de la Pléiade. Potè così sviluppare appieno, e
con il massimo della serietà, la propria vocazione enciclopedica e il
proprio amore per le scienze. Segno forse che tra i "pazzi" e gli
scienziati seri (o davvero innovativi) il confine non è poi così facile da
tracciare. Entrambe le enciclopedie peraltro - altra combinazione - si
dividevano in due parti: una serie metodica e un serie storica.
L'esilarante (ma insieme "seria" e, se maneggiata con cura, assai utile)
"Enciclopedia delle scienze anomale" di Paolo Albani e Paolo della
Bella, in libreria nei prossimi giorni per Zanichelli (pagg. 480, L. 58.000),
si richiama direttamente all'esperienza dello scrittore francese.
Il titolo è già tutto un programma: Forse Queneau. Dobbiamo credere a
questa congerie di dilettanti della scienza che si muovono tra quadrature
del cerchio, cubature della sfera, trisezioni dell'angolo, dimostrazioni del
teorema di Fermat, invenzioni del moto perpetuo e - come in un libro
uscito pochi giorni fa, edito dai frati cappuccini di Padova -
dimostrazioni dell'autenticità della Sacra Sindone? E a quegli studiosi
accreditati che però - a latere della disciplina che magari è valsa loro il
Nobel - si lanciano in ipotesi spericolate sulle origini dell'universo,
sull'esistenza di Dio, sulle teorie del tutto, sul principio antropico, o sulla
fisica dell'immortalità?
"Forse che sì, forse che no", rispondono ironici gli autori. Che però non
lasciano il lettore a se stesso, ma forniscono una classificazione utile
per capire il grado di assurdità o di plausibilità delle diverse "discipline".
Le scienze "anomale" propriamente dette possono essere alternative
(astrologia, astrobiologia e grafologia), potenziali (limitologia,
estesiologia, fisica evolutiva, internetlogia, scatologia, polemologia),
occulte (teosofia, antroposofia, antropologia spaziale), dimenticate
(frenologia, flogisto, calorico, generazione spontanea della vita). Accanto
alle anomale si trovano poi le scienze "improbabili", divise in: eteroclite,
cioè elaborate da eterodossi o mattoidi (dominatmosferologia,
elettro-omeopatia, metabolismo storico, meccanica linguistica), letterarie
(elegantologia, teoria dell'andatura, scienza esatta matrimoniale,
polverologia, chirurgia morale, ecc. che si trovano in romanzi e altre
opere d'arte), comiche (spropositologia, scienza della bidonata, scienza
della iettatura, dentrologia, Facoltà di Irrilevanza comparata), utopiche
(fantascienza, biomeccanica, matenautica, teoria dei saperi possibili).
Tutte scienze "utilissime", ognuna a proprio modo. Perfino l'eretico del
"secondo tipo" di sui si diceva all'inizio, anche se non avrà mai ragione,
svolge un ruolo importante, perché - dice Asimov - la scienza corre un
maggiore pericolo per la mancanza di sfide, anche se assurde, che per
la loro sovrabbondanza. E di sovrabbondanza è proprio il caso di parlare,
perché non c'è un minimo aspetto della realtà, osservabile o no, umana
o naturale, che non sia oggetto di qualche stravagante elucubrazione.
Stravagante, ma quasi sempre ultrarigorosa e sistematica, perché
queste follie nascono non dal sonno, ma dall'insonnia della ragione, che
non viene temperata - come spiega Paolo Rossi nell'introduzione al
volume, di cui pubblichiamo uno stralcio - da altre caratteristiche
fondamentali dell'impresa scientifica: il suo carattere pubblico e
controllabile (e dunque, per dirla con Popper, la sua confutabilità),
l'atteggiamento critico e autocritico degli scienziati e anche la
disponibilità di questi a non prendersi troppo sul serio (cosa impossibile
per i mattoidi). Il che non vuol dire che anche tra gli scienziati ufficiali
non ce ne siano di ultraseriosi e un po' paranoidi. Ma se si guarda a un
fenomeno come quello degli Annali della scienza improbabile (Garzanti)
e all'assegnazione annuale dei premi IgNobel (da parte di scienziati
"seri", tra cui non pochi Nobel) per le ricerche più assurde e deliranti, ci
si accorge che l'atteggiamento ridanciano e dissacratorio lo si trova
proprio tra gli esponenti più creativi della scienza contemporanea. E se
questa è "scienza ufficiale" (espressione pressoché vuota, abusata
proprio dai presunti "irregolari") si preannunciano tempi duri per gli
eretici. Anche se sulla loro tenacia è sempre il caso di scommettere. |