RASSEGNA STAMPA

27 GENNAIO 2000
DONATO FASOLI
E Goethe aderì alla loggia massonica
L'autore del "Faust" e la cultura esoterica
Borghesi colti, artisti, militari abbracciarono l'ideale massonico in cerca di un'evoluzione sociale
intervista a Marino Freschi studioso e biografo del grande poeta tedesco
"I segreti e la massoneria" di Johann Wolfgang Goethe (edito in questi giorni da Semar) è il titolo di una raccolta di testi poetici e letterari scritti dall'Autore nel corso di una pluriennale e profonda relazione con la massoneria: alcuni inediti in Italia e tutti nella nuova versione di Ettore Brissa. Marino Freschi ha scritto un'esauriente prefazione al volumetto: a lui ordinario di letteratura tedesca all'Università di Roma Tre, e autore di numerose opere di germanistica - abbiamo posto per l'occasione alcune domande.
Professor Freschi, come nacquero e come si svolsero, essenzialmente, i rapporti di Goethe con la cultura esoterica della loggia massonica tedesca?
"A differenza del nostro tempo, la massoneria settecentesca costituiva un tessuto connettivo della società, proponendo modelli culturali che, ancorché pervasi di contraddizioni e di ambivalenze, incarnavano per lo più una forte spinta di progresso intellettuale e sociale, offrendo nelle riunioni di loggia uno spazio alternativo al mondo delle corti e dell'assolutismo. L'ideale massonico di miglioramento spirituale corrispondeva alla diffusa volontà di evoluzione culturale e sociale che pervadeva gli ambienti più attivi e vivaci del tempo. In loggia s'incontravano aristocratici illuminati e borghesi colti, artisti, militari, diplomatici, alti funzionari, imprenditori e perfino prelati, che trascuravano le reiterate scomuniche papali. Per quanto riguarda i paesi protestanti la massoneria era una sorta di ordine laico illuministico".
Che conteneva nel suo interno però anche elementi misteriosofici?
"Sì. Il mito massonico dell'iniziazione proviene da quello esoterico della rinascita, ma in ultima istanza non contraddiceva il grande ideale illuministico di "educazione del genere umano" per usare il felice titolo di un'opera di Lessing". '
Il quale fu uno dei più autorevoli illuministi e massoni tedeschi. Ma torniamo a Goethe.
"Fin da giovane Goethe si confrontò con la cultura ermetico-alchemica. A vent'anni, durante una crisi che lo condusse sull'orlo della morte, fu guarito da un misterioso Dottore Metz grazie a preparati alchemici della medicina paracelsiana, sicché aderì con entusiasmo a questa corrente intellettuale, profondamente radicata nella cultura pietista tedesca. E il Faust è la sublimazione di quell'itinerario magico che giunge per Goethe al superamento della prospettiva magica in nome dell'Ideale classico della Humanität, estrema propaggine della cultura umanistica.
Ma il superamento suggerisce appunto un movimento all'interno dell'esoterismo, una profonda conoscenza e prolungata frequentazione delle logge massoniche e delle organizzazioni paramassoniche, che si ispiravano all'essoterismo. Quando aderì a Weimar alla loggia, lo fece anche adempiere a una specie di obbligo sociale e inoltre per controllare dall'interno l'attività massonica. Non dimentichiamo che Goethe era il principale ministro del ducato di Weimar e tra i suoi compiti c'era quello di assicurare la tranquillità dell'ordine pubblico in un'epoca già percorsa da turbolenze sociali che sarebbero sfociate in Francia nella Rivoluzione francese".
Lei ha ripercorso la vicenda biografica di Goethe in un libro recentemente pubblicato da Donzelli ("Goethe -L'insidia della modernità"): che immagine ha voluto proporne? E quali sono i maggiori interrogativi sollevati dall'autore del Faust?
"Le numerose manifestazioni dell'anno goethiano hanno confermato la strana e straordinaria attualità di un autore classico che era stato trascurato negli ultimi decenni. Certo, gli interessi goethiani per le scienze e la sua stessa critica della scienza nella accezione paleopositivistica sollecitano un rapporto di studio che non sì è esaurito. La sua distanza dal modello euristico newtoniano è ancora da approfondire e può riservare sorprendenti stimoli intellettuali. Le opere scientifiche di Goethe sono da studiare e da integrare all'interno della sua opera complessiva e della cultura del suo tempo che è in parte ancora il nostro. Inoltre in Goethe troviamo una concezione di "letteratura mondiale" (è lui che conia il termine tedesco) correlata alla cultura dell'umanità intesa quale pluralità convergente di movimenti, che corrisponde al nostro approccio verso una civiltà letteraria senza frontiere".
Trova convincente la lettura che in un saggio del '44, scritto in America il filosofo Ernst Cassirer offrì del rapporto Kant-Goethe?
"Cassirer, da autorevole interprete di Kant e propugnatore di un neokantismo in filosofia, trae da Goethe notevoli spunti "antistoricistici" che gli servono per la sua straordinaria riattualizzazione filosofica di Kant. In questa operazione quale intellettuale di amplissime letture e dalla sottile capacità ermeneutica, Cassirer sa proporre suggestive letture di Goethe quale protagonista dell'epoca d'oro della filosofia tedesca".
Nell'immensa letteratura su "quell'essere collettivo che porta il nome dì Goethe, il libro di Pietro Citati, "Goethe" (pubblicato per la prima volta nel '70 da Mondadori e poi riveduto e ampliato sino all'edizione Adelphi del '90), come le appare? Qualcuno scrisse che esso presenta una fisionomia del tutto singolare. E' così anche secondo lei?
"Pietro Citati ha scritto uno dei libri italiani più belli e più colti su Goethe che conserva la sua grandiosa vivacità interpretativa: il suo Goethe è un libro che consiglio agli studenti per l'eleganza dello stile e la matura riflessione che lo ha ispirato".
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